C'è ancora posto per i classici?

Rischiamo di smarrire il nostro passato letterario: le responsabilità della critica nel saggio lucido e ironico di Stefano Verdino

 

 

 

 

 

A

 guardare l’albero ingrigito che compare sulla copertina, Questioni di teoria critica di Stefano Verdino (Guida Editori) sembrerebbe l’ennesimo saggio sulla morte della letteratura. Invece no. Attento studioso dei “fatti letterari”, Verdino analizza la condizione di crisi in cui oggi versano i classici e la descrive secondo un registro che, respingendo i toni apocalittici, indica una possibile via d’uscita.

 

C’è stato un tempo epico in cui a poeti e scrittori veniva riconosciuto un ruolo determinante nella formazione dell’individuo e della collettività: così fu per i Promessi Sposi, che nella scuola post-unitaria ebbero il compito di insegnare la lingua agli Italiani. E, insieme alla lingua, tutto un sistema di valori e di certezze in cui l’intera nazione si identificava. Poi arrivò la Modernità con le sue crepe e la letteratura fu messa ai margini, tanto da far dire a Palazzeschi:

 

[...] i tempi sono molto cambiati,

gli uomini non dimandano

più nulla dai poeti,

e lasciatemi divertire!

 

La frattura che venne a crearsi si è fatta via via sempre più insanabile: nel corso del Novecento altri modelli di sapere hanno preso il sopravvento soppiantando i libri e imponendo alla fruizione della letteratura una velocità che disintegra quello che Roland Barthes definiva il “piacere del testo”. Nell’epoca dei ritmi vorticosi dove non c’è più tempo per osservare, apprendere e rielaborare, il libro diventa anch’esso oggetto di consumo da mordere e poi dimenticare.

 

Tale situazione, per Verdino, è però imputabile solo in parte ai mutamenti dell’era globalizzata. In questa che si presenta come una trattazione a tutto tondo che tocca tutti i soggetti coinvolti nella comunicazione letteraria - autori, lettori, editori e critici - è proprio a questi ultimi che sono attribuite le responsabilità maggiori. Se c’è un crescente disinteresse per i classici, è perché nel nostro Paese negli ultimi decenni la critica letteraria si è arroccata nell’autoreferenzialità perdendo ogni contatto con la società, con i fruitori in carne e ossa, con le esigenze di chi nei libri cerca ancora delle risposte.

 

La letteratura non è morta ma, affinché riacquisti la sua originaria funzione, urge una strategia che sappia di nuovo appassionare i lettori: questa è la sfida che Verdino lancia ai critici italiani. Come fare? Bisogna riprendere a raccontare la letteratura e, anziché parlarne come se testi e autori fossero monadi astratte, proporre una visione d’insieme in cui le opere trovano un senso nel contesto che le ha generate.

E tornano, così, ad essere nell’animo di tutti noi compagni per la vita.


Anna Petrazzuolo




 

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